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I luoghi della mostra

Santa Maria della Scala
Domenico di Bartolo
Il Governo degli infermi
Pellegrinaio
Santa Maria della Scala

Edificato di fronte alla cattedrale di Siena, il Santa Maria della Scala costituì uno dei primi ospedali europei, con una propria organizzazione per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri e i fanciulli abbandonati.
 

La sua istituzione si deve ai canonici del Duomo, anche se una leggenda medievale senese parla di un mitico fondatore, tale Sorore, calzolaio, morto nell'anno 898. Grazie ai lasciti delle grandi famiglie della città e alle cospicue elemosine che affluivano nelle casse del Santa Maria, l'ospedale acquistò subito un peso rilevante nell'economia della repubblica senese, nel territorio della quale erano sparse numerose proprietà agricole, dette grance, che hanno costituito per secoli una fonte di sostegno all'intensa attività dell'ospedale.
 

Il nucleo originario del Santa Maria è rappresentato dalla chiesa, edificata attorno alla metà del Duecento, e sviluppata nella forma attuale alla fine del XV secolo. Numerosi grandi artisti senesi hanno lavorato per la committenza dell'ospedale, tanto da poterlo considerare il terzo polo artistico della città, insieme alla cattedrale e al Palazzo Pubblico.
Uno degli esempi più prestigiosi in tal senso è il Pellegrinaio, costruito nella seconda metà del Trecento, e affrescato quasi un secolo più tardi, con un importante ciclo dedicato alla storia dell'ospedale. Il Pellegrinaio, oggi fulcro centrale dei percorsi museali del Santa Maria, costituisce non solo una significativa occasione per una lettura storico-artistica di un ciclo quattrocentesco di grande originalità e suggestione, ma anche un'opportunità per ricostruire puntualmente la storia e le funzioni svolte da questo millenario edificio.
 

Una delle molteplici funzioni del Santa Maria, quella dell'accoglienza dei bambini abbandonati, è possibile coglierla nel primo degli affreschi, quello sulla sinistra che fu realizzato da Lorenzo Vecchietta, raffigurante la Storia del Beato Sorore (ca. 1441). Il pittore illustra il sogno della madre del mitico fondatore dell'ospedale la quale, prima ancora della nascita di suo figlio, ne avrebbe previsto la caritatevole vocazione e la responsabilità della fondazione della prestigiosa istituzione ospedaliera.
 

I figli dell'ospedale, a partire dalla metà del Duecento, venivano sistematicamente registrati al momento del loro ingresso al Santa Maria. In genere erano abbandonati di notte nella piazza dell'ospedale o, dal XIV secolo, in un'apposita pila, successivamente sostituita con la ruota. Per la maggior parte provenivano da Siena ma anche dal territorio, e in particolare da quello nei dintorni delle grance, le proprietà terriere gestite dall'ospedale. Quasi tutti i bambini abbandonati recavano un segnale di riconoscimento (una medaglietta spezzata, un cartiglio con il nome o con il luogo di nascita o una scritta con la giustificazione dell'abbandono), in modo da non far perdere completamente ai genitori la speranza, quasi sempre vana, di poterli riprendere quando le condizioni economiche o sociali lo avrebbero consentito.
Quasi per assurdo gli esposti erano considerati dei privilegiati, in quanto potevano contare su un tetto, sul cibo e su un'assistenza vera e organizzata. Come gli oblati e il rettore del Santa Maria, i gettatelli indossavano una divisa con una scala gialla sul petto. Ma l'aspetto forse più interessante era la possibilità loro concessa di ricevere un'istruzione e di imparare un mestiere. A partire dagli otto anni infatti, a seconda delle loro attitudini, venivano avviati al lavoro; alcuni addiritura, se dotati per la musica, venivano educati appositamente per entrare a far parte del gruppo dei musicisti della chiesa della Santissima Annunziata.
 

Alle ragazze veniva garantito un matrimonio dignitoso e fornita una dote spesso costituita da biancheria, mobili, farina e grano, collane e vestiti, in genere di colore azzurro, marrone, bianco o rosso, tessuti all'interno del Santa Maria della Scala e cuciti e ricamati da loro stesse e dalle loro compagne. I maschi, intorno ai vent'anni, dopo aver appreso un mestiere, lasciavano l'ospedale con il guadagno del lavoro svolto fino ad allora e, talvolta, anche con una piccola somma donatagli dal Santa Maria. Non erano comunque completamente abbandonati a se stessi, continuavano infatti ad avere rapporti con l'ospedale che restava per loro un riferimento primario.
 

Da diversi anni il Santa Maria della Scala ha esaurito le proprie funzioni sanitarie, e l'Amministrazione Comunale sta procedendo al suo pieno recupero, attraverso un articolato progetto che ha affiancato l'apertura dei cantieri all'allestimento di alcuni percorsi museali, che stanno sempre più delineando una varietà di temi culturali per il pubblico. Dal 1995 sono stati infatti progressivamente restaurati e aperti ambienti monumentali (il Pellegrinaio, la Sagrestia Vecchia, la chiesa della Santissima Annunziata) e oratori, cappelle, cicli pittorici rinascimentali, spazi espositivi e cantieri di restauro come quello della quattrocentesca Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, nonché il nuovo museo archeologico e, recentemente, il Palazzo Squarcialupi. Il progetto prevede anche l'organizzazione di numerose attività collegate alle esigenze turistiche, di studio e di ricerca per una molteplicità di pubblici che sempre più stanno identificando il Santa Maria della Scala come un riferimento privilegiato per la cultura europea.
 

Palazzo Squarcialupi
Il Pozzo seicentesco
Palazzo Squarcialupi
Santa Maria della Scala

L'edificio, che si affaccia su Piazza del Duomo, trasversale al corpo principale della fabbrica del Santa Maria della Scala, venne edificato con ogni probabilità nella prima metà del Trecento per ricavare un'ala appositamente destinata a "spedale delle donne".

L'adeguamento di un preesistente edificio appartenuto probabilmente alla famiglia Squarcialupi è documentato da una delibera del 1336 quando il Consiglio Generale del Comune concesse al Santa Maria della Scala per ampliarne le strutture l'utilizzazione di due vicoli. È assai probabile che la delibera si riferisca proprio alla costruzione del nucleo tra via del Capitano e Piazza del Duomo, noto con la denominazione di "Pellegrinaio delle Donne" (funzione attestata fin dal XIV secolo), "Spedale delle Donne", "Convento delle fanciulle" e recentemente di "Corsia Marcacci" dal nome di un noto medico.

I lavori, conclusi intorno al 1338, furono promossi dal rettore Giovanni di Tese dei Tolomei. Malgrado i ripetuti interventi subiti nel corso del tempo i primi due piani dell'edificio, mostrano ancora un assetto in buona parte riconducibile al XIV secolo.

I tre piani sono stati destinati rispettivamente: a bar, book-shop e spazi espositivi al piano terra, spazi per convegnistica, work-shops e biblioteche al piano superiore, mentre l'ultimo piano è riservato ai grandi eventi espositivi. Da questa ala del Santa Maria della Scala si godono viste di grande suggestione sul Duomo e sulla campagna senese.

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